Perché alcuni trattamenti estetici durano poco?
NOVITA'
1/7/20264 min read
Perché alcuni trattamenti estetici durano poco?
La risposta non è solo sulla pelle, ma nel corpo
Introduzione
“Perché su alcune persone i trattamenti estetici durano meno?”
È una delle domande più frequenti nella pratica quotidiana di chi si occupa di medicina estetica, soprattutto oggi, in un’epoca in cui i pazienti sono sempre più informati, leggono articoli scientifici divulgativi, seguono medici sui social e confrontano esperienze.
Spesso la risposta viene cercata nel trattamento stesso: nel prodotto utilizzato, nella tecnica, nella quantità o nella tecnologia impiegata. Tutti elementi importanti, ma raramente decisivi da soli.
L’esperienza clinica e la letteratura scientifica mostrano con sempre maggiore chiarezza un concetto fondamentale: la durata di un risultato estetico dipende in larga parte dalle condizioni biologiche interne del paziente.
Non solo da ciò che viene fatto sulla pelle, ma dal contesto metabolico, infiammatorio e ormonale in cui quella pelle si trova.
La pelle non è una superficie: è un organo biologicamente attivo
Dal punto di vista fisiologico, la pelle è un organo complesso e dinamico. Consuma energia, utilizza ossigeno e nutrienti, risponde agli ormoni, reagisce allo stress e subisce gli effetti dell’infiammazione cronica.
Questo significa che ogni trattamento estetico realmente efficace non produce solo un effetto visivo, ma attiva una risposta biologica: stimola cellule, mediatori chimici, processi di riparazione e rimodellamento.
Quando questi processi avvengono in un organismo in equilibrio, il risultato tende a consolidarsi e a durare nel tempo. Quando invece avvengono in un organismo sotto stress biologico, il risultato viene progressivamente riassorbito o degradato.
Quando il trattamento è corretto ma il risultato dura meno
Nella maggior parte dei casi in cui un risultato estetico dura poco, il trattamento non è sbagliato. È appropriato, ben eseguito e coerente con le indicazioni.
Il problema è che la pelle non è un sistema chiuso.
Il risultato estetico non “vive” isolato, ma è costantemente influenzato dall’ambiente biologico interno.
Se il contesto è caratterizzato da infiammazione cronica, squilibri metabolici o stress persistente, il tessuto cutaneo fatica a mantenere ciò che è stato ottenuto, anche quando lo stimolo iniziale è valido.
Infiammazione cronica di basso grado: il consumo silenzioso del risultato
Uno dei principali fattori che riducono la durata dei trattamenti estetici è l’infiammazione cronica di basso grado. È una condizione molto diffusa, spesso asintomatica, che non provoca dolore né segni evidenti, ma che mantiene l’organismo in uno stato infiammatorio costante.
A livello cutaneo, questo stato comporta un aumento delle citochine infiammatorie e degli enzimi che degradano il collagene e la matrice extracellulare. Il risultato è una pelle che inizialmente risponde al trattamento, ma che tende a perdere più rapidamente i benefici ottenuti.
Uno studio pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology ha dimostrato che livelli elevati di mediatori infiammatori sono associati a una riduzione significativa della stabilità del collagene dermico, con un turnover accelerato della matrice cutanea. In termini pratici, il collagene viene prodotto, ma viene anche degradato più velocemente.
Glicazione e metabolismo: perché non tutto il collagene è uguale
Un altro meccanismo fondamentale è la glicazione, spesso sottovalutata perché associata erroneamente solo al diabete o al sovrappeso.
In realtà, anche persone normopeso possono presentare ripetuti picchi glicemici legati all’alimentazione e allo stile di vita. Questi picchi favoriscono la formazione di AGEs (Advanced Glycation End Products), molecole che si legano alle proteine strutturali come il collagene, alterandone le proprietà.
Il collagene glicato è più rigido, meno elastico e meno funzionale. Questo significa che risponde peggio agli stimoli estetici e tende a mantenere meno a lungo i risultati.
Una revisione pubblicata su Dermato-Endocrinology ha evidenziato come l’accumulo di AGEs nel derma sia associato a una ridotta elasticità cutanea e a una minore efficacia dei trattamenti di stimolazione dermica.
Stress cronico e cortisolo: quando il corpo non riesce a rigenerare
Il cortisolo è un ormone essenziale per la sopravvivenza. Tuttavia, quando rimane cronicamente elevato, interferisce con i processi di riparazione e rigenerazione dei tessuti.
Nei pazienti sottoposti a stress continuo, con sonno insufficiente e scarso recupero, la pelle entra in una sorta di “modalità di mantenimento”, non di rigenerazione. La sintesi di collagene si riduce, il microcircolo peggiora e i tempi di riparazione si allungano.
Studi in ambito di psiconeuroendocrinologia hanno dimostrato che lo stress cronico può rallentare la guarigione cutanea fino al 30–40% rispetto a soggetti con livelli di stress più bassi. Questo ha un impatto diretto anche sulla durata dei risultati estetici.
Perché due pazienti simili ottengono risultati diversi
Due pazienti della stessa età, con caratteristiche cutanee apparentemente simili e sottoposti allo stesso trattamento, possono ottenere risultati molto diversi.
La differenza risiede quasi sempre in fattori invisibili: qualità del sonno, livello infiammatorio di base, gestione dello stress, alimentazione reale quotidiana e capacità di recupero dell’organismo.
La pelle risponde esattamente quanto il corpo è in grado di sostenere quella risposta.
Quando il trattamento non è il problema
Un risultato che dura meno del previsto non significa automaticamente che il trattamento sia sbagliato o che il paziente “non risponda”.
Molto spesso significa che il contesto biologico non è favorevole alla stabilità del risultato. In questi casi, aumentare quantità o frequenza non sempre è la soluzione più efficace.
Cosa cambia quando si lavora anche sul terreno biologico
Quando il trattamento estetico viene inserito in una visione più ampia, che considera anche lo stato generale dell’organismo, i cambiamenti diventano evidenti. La qualità della pelle migliora progressivamente, i risultati diventano più stabili e la risposta ai trattamenti successivi aumenta.
È in questo contesto che la medicina estetica evolve da semplice intervento correttivo a vera strategia di prevenzione.
Prevenzione estetica: il vero anti-aging moderno
L’anti-aging moderno non è aggressivo né standardizzato. È coerente, progressivo e personalizzato.
Significa ridurre i fattori che consumano la pelle, migliorare il terreno biologico prima di stimolare e aiutare l’organismo a mantenere ciò che viene fatto.
Quando il corpo collabora, il risultato resta.
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